Mons. Bernard Fellay

La RAGIONE della “RESISTENZA”

La RAGIONE della “RESISTENZA” on Febbraio 10, 2024

Dio ci ha dato il vecchio santo saggio di cui sapeva che avevamo bisogno.

Come può un giovane pensare di poter condurrci meglio?

Meno di un mese fa, il 24 gennaio, il Priore brasiliano del Monastero Benedettino Tradizionale di Santa Cruz, situato sulle alte colline brasiliane alle spalle di Rio de Janeiro, Mons. Tomas de Aquino, ha pubblicato una severa denuncia nei confronti di un importante esponente, attivo a livello mondiale, del movimento Cattolico Tradizionale. Ma i Tradizionalisti non hanno già abbastanza problemi dall’esterno della Tradizione da dover litigare anche tra di loro? Normalmente questo è il buon senso Cattolico, ma non se è in gioco la base stessa del Cattolicesimo, la Fede Cattolica. Fino ad ora, nella lotta tra Roma e la Fraternità San Pio X, è stata constantamente in gioco. Ma lasciamo che i lettori giudichino da soli se il Vescovo de Aquino, come pastore del gregge di Nostro Signore, abbia fatto qualcosa di diverso dal suo dovere denunciando questo lupo travestito da pecora. 

La ragione dell’esistenza della Resistenza non è altro che il Vescovo Fellay, le sue parole e le sue azioni. Le sue parole hanno minimizzato la gravità della crisi e del Concilio. Le sue azioni hanno esposto la Tradizione a subire lo stesso destino delle comunità Ecclesia Dei. 

Il Vescovo Fellay non ha parlato come l’Arcivescovo Lefebvre, il quale ha denunciato con forza gli errori del Concilio e gli uomini di Chiesa che ne sono stati la causa. Mise in guardia praticamente tutti i papi sulle loro responsabilità. Disse a Giovanni Paolo II che se avesse continuato sulla strada dell’ecumenismo non sarebbe stato più il buon pastore, e sul disegno su Assisi disse, con immagini e parole, che Giovanni Paolo II sarebbe andato all’inferno se avesse continuato a essere un ecumenista. Disse al cardinale Ratzinger che lui, Ratzinger, era contrario alla Cristianizzazione della società. L’Arcivescovo ha denunciato l’apostasia del Vaticano II. ( . . . ). Ha difeso sacerdoti e fedeli dal contagio modernista. Si Ha esposto a una scomunica invalida e infame. In difesa della Francia non si è tirato indietro di fronte al pericolo musulmano. Ci ha protetto dalla tentazione accordista di Dom Guérard. È stato, insomma, come i vescovi di un tempo: il difensore del Cristianesimo e del suo fondamento, che è la Fede. È stato l’uomo delle virtù teologiche, che ha sostenuto la nostra fede e tutte le virtù. 

E il Vescovo Fellay? Ha continuato le azioni dell’Arcivescovo Lefebvre? No. Sia a parole che nei fatti, Fellay ha preso le distanze da Mons. Lefebvre. Per quanto riguarda l’eresia della libertà religiosa, ha minimizzato la gravità di ciò che il Concilio aveva detto. Non ha reagito agli errori Mons. Fellay. Non parlò delle due Chiese, come fece l’Arcivescovo. Non ha distinto chiaramente la Chiesa ufficiale dalla Chiesa Cattolica, ma ha parlato di una “Chiesa Concreta”, confondendo i fedeli e persino i sacerdoti. Di che tipo di Chiesa si tratta? Dobbiamo per forza essere in questa Chiesa? Noi siamo nella Chiesa Cattolica. Riconosciamo il Papa, ma non la Chiesa conciliare di cui parlava il Cardinale Benelli. Riconosciamo il Papa, ma non la sua dottrina o le sue azioni contrarie alla Tradizione. Questi atti non sono Cattolici, ma anti-Cattolici. 

È stato sotto l’influenza di Fellay che il Capitolo del 2012 ha modificato il principio enunciato dal Capitolo del 2006: non può esserci accordo pratico senza accordo dottrinale. Questo principio non è piaciuto a Fellay ed è stato modificato. A certe condizioni, la Fraternità può ora raggiungere un accordo pratico senza un accordo dottrinale. È una scappatoia legale che apre la strada per condurre la Fraternità sulla via delle comunità Ecclesia Dei. Non è ancora arrivato a tanto, ma ha abbassato la guardia, e Roma ne ha approfittato. Il Vescovo Fellay ha represso l’opposizione dall’interno della Fraternità espellendo Mons. Williamson e altri sacerdoti; poi ne ha punito altri ancora, come i sette decani che avevano giustamente protestato contro il documento sul matrimonio di Roma. Fellay ha disorganizzato la Tradizione, si è allontanato dalla linea di Mons. Lefebvre e ha fatto sì che anche altri se ne allontanassero. Resistere a questo allontanamento è stato il motivo per cui è nata la “Resistenza”. 

Vogliamo seguire l’Arcivescovo Lefebvre in tutto, nella dottrina e anche nelle soluzioni pratiche, perché, come insegnano Aristotele e San Tommaso, gli esempi degli antichi servono come principi di azione. Seguiamo Mons. Lefebvre nella dottrina e nell’azione, soprattutto in relazione alla Roma modernista, e lo facciamo per essere fedeli alla Roma Eterna, maestra di verità e santità. 

Kyrie eleison.

Trasferimento dell Arcivescovo

Trasferimento dell Arcivescovo on Settembre 26, 2020

Due giorni fa, dunque il 24 di settembre, le spoglie mortali de Mons. Lefebvre sono state trasferite dalla volta adiacente al Seminario di Écône, dove avevano temporaneamente riposato dalla sua morte nel 1991, in uno splendido sarcofago nella cripta sotto la Cappella del Seminario, appositamente preparato per il loro riposo perpetuo. Ogni splendore conviene per la sepoltura del più grande uomo di Dio, del più grande eroe della Fede Cattolica dei tempi moderni, l’Arcivescovo che virtualmente da solo ha salvato la dottrina Cattolica, i Sacramenti e il Sacerdozio dalla loro corruzione ed eliminazione da parte di uomini che non ci credevano più, per come erano stati tramandati nei millenni dalla fedele Chiesa apostolica.

E si può dire che dopo la sua morte i suoi successori hanno continuato la sua opera più o meno fedelmente per altri 20 anni, ma poi nel 2012 avvenne una trasformazione nella sua Fraternità San Pio X che obbligò molte anime a parlare di Neofraternità, un po’ come quando i cambiamenti nella Chiesa provocati dal Concilio Vaticano II (1962–1965) obbligarono molti cattolici a parlare di Neochiesa, tanto radicali furono le variazioni. Ahimè, la cerimonia del trasferimento delle spoglie dell’Arcivescovo ha rispecchiato questa trasformazione della sua opera, dalla Fraternità alla Neofraternità, perché non è stata celebrata dall’attuale Superiore Generale, Don Davide Pagliarani, ma dal suo predecessore, che è stato il principale responsabile della trasformazione della Fraternità nella Neofraternità. Questa scelta di far celebrare suo predecessore al posto di Don Pagliarani per un evento così eccezionale in onore del Fondatore della Fraternità, non è né di buon auspicio né è un incidente. Ci ricorda le parole di Nostro Signore (Mt. XXIII):

[29] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, [30] e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo uniti a loro per versare il sangue dei profeti”.

Può darsi che oggi, essendo così profonda e universale l’ipocrisia del mondo che respinge Nostro Signore, molte anime che hanno preso parte alla cerimonia non erano ipocriti coscienti, solo Dio lo sa, tali da non essere condannati così severamente come Nostro Signore ha condannato coloro di cui sapeva che stavano per crocifiggerLo. Infatti i fuorviati della Fraternità dell’Arcivescovo sono stati abili nel fuorviare i Cattolici che stavano fielmente seguendo l’Arcivescovo nella loro “disobbedienza” ai capi della Chiesa. e li avevano astutamente allontanati dalla religione Cattolica di Dio per ricondurrli verso la religione Conciliare dell’uomo. Tuttavia, oggettivamente parlando, il parallelo è evidente.

* I farisei costruirono monumenti per onorare i profeti che essi stessi avrebbero uccisi.

La Neofraternità costruisce un sarcofago per il suo Fondatore quando essa stessa fa amicizia con i Pachamamisti che egli già abominava.

* Ai farisei Nostro Signore promise di inviare messaggeri per denunciare la loro infedeltà, ma questi li uccisero lo stesso.

Alla Neochiesa e Neofraternità invia un Arcivescovo, Carlo Maria Viganò, per ricordare loro la loro infedeltà: la Neochiesa lo ucciderebbe, e la Neofraternità fa del suo meglio ignorarlo.

* I farisei furono avvertiti da Nostro Signore delle gravi conseguenze della loro infedeltà, e infatti nel 70 d.C. Gerusalemme fu completamente distrutta.

Quanto alla Neofraternità, essa ha ridotto il lavoro dell’Arcivescovo a una radicale impotenza, perché oggi più che mai la Fraternità avrebbe assoluto bisogno di nuovi vescovi per preservare l’autentica Fede. Ma il rifiuto della Neofraternità di consacrare nuovi vescovi senza il consenso dei Pachamamisti, che non acconsentiranno mai all’ordinazione vescovile di chi vuole difendere la millenaria Fede Cattolica, mette in grave pericolo l’esistenza della Fraternità.

In breve, i membri della Neofraternità hanno permesso di onorare il luogo di sepoltura del loro Fondatore a quel predecessore che più di chiunque altro ha lavorato per seppellire l’opera di Mons. Lefebvre. Sono consapevoli di contribuire al trasferimento di una obra de eroi en un box per Neophariseini?

Kyrie eleison.

“Videogioco truccato” – I

“Videogioco truccato” – I on Agosto 18, 2018

La carità certamente prega per il nuovo Superiore Generale della Fraternità San Pio X perché Dio gli dia l’intuizione e la forza per riportare la Fraternità sulla via tracciata per essa – e per il bene della Chiesa universale – da Mons. Lefebvre; ma realisticamente Don Pagliarani potrebbe anche non avere il desiderio di fare una cosa del genere. Realisticamente, sul piano umano, le indicazioni sono che egli è sulla stessa lunghezza d’onda di Mons. Fellay, e che la sua elezione a Superiore Generale sia stato il risultato di un piano concordato da Roma e da Mons. Fellay per il Capitolo, nel caso lo stesso Mons. Fellay non fosse stato rieletto, come è stato il caso. Ecco l’accordo: se Don Pagliarani si fosse occupato degli interessi di Mons. Fellay, questi, in caso di necessità, avrebbe promosso la sua candidatura a Superiore Generale. Ecco alcune indicazioni che i due stanno cospirando per portare la Fraternità tradizionale sotto la Roma conciliare –

* E’stato riferito che nel Capitolo Generale intermedio (non elettivo) del 2012, fu don Pagliarani a salvare Mons. Fellay dalle devastanti argomentazioni presentate al Capitolo per il dimissionamento e la sostituzione di Mons. Fellay come Superiore Generale. Don Pagliarani disse al Capitolo che non si doveva dare al Superiore uno schiaffo in faccia – e l’arrendevole Capitolo passò subito a trattare altre questioni.

* Subito dopo il Capitolo, Don Pagliarani fu promosso – ricompensato? – da Mons. Fellay all’importante incarico di Rettore del seminario della Fraternità per l’America Latina a La Reja, Argentina. Qui è stato sentito Don Pagliarani criticare chi non capiva la necessità di un accordo tra la Fraternità e Roma – la politica di Mons. Fellay.

* Possiamo sperare un giorno di sapere con certezza come esattamente sia accaduto che al Consiglio Generale della Fraternità siano stati aggiunti due “Consiglieri”, così da mettere Mons. Fellay accanto al posto di potere della Fraternità, da dove era stato allontanato pochi giorni prima. Ma si può pensare che i fin troppo docili e rispettosi Capitolari avrebbero votato a favore di questa mossa se non fosse sembrata gradita al nuovo Superiore Generale? Di fatto, se non fosse stata proposta dallo stesso Don Pagliarani?

Tali domande rimangono delle speculazioni fino a quando i fatti saranno resi noti, ma non sono speculazioni oziose, perché dal comportamento della Fraternità nei prossimi anni dipende la grande questione della Chiesa universale. La Fraternità tornerà ad essere il baluardo centrale della resistenza all’apostasia conciliare che provoca il caos all’interno della Chiesa, o si unirà a tale movimento apostatico? All’interno della struttura della Chiesa, la Fraternità è sempre stata numericamente insignificante rispetto a tutte le altre istituzioni che compongono la Chiesa, ma la eccezionale fedeltà della Fraternità alla dottrina cattolica e ai sacramenti di sempre, abbandonate o pervertite dai più alti funzionari della Chiesa, ha reso la stessa Fraternità una forza con cui fare i conti. La tenuta di Monsignore sulla Verità lo rendeva imbattibile. I Papi conciliari non potevano né inghiottirlo né sputarlo. Da tempo essi hanno ingoiato e mangiato Mons. Fellay.

Il tempo ci dirà come Don Pagliarani saprà gestire le sue enormi responsabilità. Intanto preghiamo per lui, anche se non siamo umanamente fiduciosi. E’ troppo grande il rischio che i capi della Fraternità seguano il resto dei capi mondiali e la trasformino in un “videogioco truccato”, come qualcuno ha ben descritto il mondo di oggi. Per punire l’umanità che ovunque abbandona Dio, Egli dà il potere ai suoi nemici di sradicare gli ultimi resti di Cristo e della civiltà cristiana. Tuttavia, almeno per un po’, le apparenze di Cristo e della Sua Chiesa devono essere mantenute fino a quando non susciteranno neppure più nostalgia negli uomini che vengono scristianizzati. Da qui il videogioco che sotto le apparenze è svuotato di ogni realtà. Da qui la manipolazione delle elezioni e dei Capitoli per realizzare il Valente Nuovo Mondo, senza Cristo o Dio.

Ahimè, per questi poveri nemici. Dio esiste, e Nostro Signore sta per colpire!

Kyrie eleison.

Capitolo generale – III

Capitolo generale – III on Agosto 11, 2018

Quando la Verità cattolica e l’Autorità cattolica si separano, come nel Vaticano II, non può essere la Verità che si sia mosso, perché la dottrina cattolica non cambia. Solo l’Autorità può essersi mossa, e quindi solo le autorità della Chiesa possono essere incolpate della separazione. Un motivo in più per far tesoro di quelle autorità che non hanno tradito la Verità, come Mons. Lefebvre e la sua Fraternità San Pio X. Un motivo in più per dare almeno un’ulteriore occhiata a quello che è successo nel recente Capitolo Generale della Fraternità – in effetti, la Fraternità ha ripreso la linea di Monsignore, che aveva abbandonato nel 2012, o ha applicato il proverbio francese: “Più le cose cambiano, più rimangono le stesse”?

All’inizio del Capitolo sono stati eletti tre uomini nuovi per formare il triumvirato (corpo di tre uomini) che governa la Fraternità, e molti buoni sacerdoti della Fraternità hanno tirato un grande sospiro di sollievo e hanno goduto alcuni giorni di vera speranza per il futuro. Ma ecco che alla fine del Capitolo sono stati votati a far parte del Consiglio Generale della Fraternità, dove vengono prese le decisioni più importanti, il precedente Superiore Generale e il suo predecessore. Con questo è stato introdotta nella Fraternità una novità, un nuovo incarico di “Consigliere”. E il cuore di molti buoni sacerdoti deve essersi fatto piccolo piccolo. Quale speranza potrebbe esserci adesso per cambiare il disastroso andazzo della Fraternità dalla fedele Verità alle infedeli autorità, dal momento che i due principali artefici di tale andazzo sono stati reintegrati nel Consiglio Generale della stessa Fraternità?

Almeno un partecipante al Capitolo si è lasciato rassicurare da quello che gli è stato detto, ossia che i due “Consiglieri” non vivranno nella sede della Fraternità a Menzingen, in Svizzera; che verranno consultati solo per questioni relative all’istituzione o alla chiusura di case della Fraternità e all’ammissione o all’espulsione di membri della Fraternità; e che la creazione dei “Consiglieri” è stata una mossa intelligente del Capitolo perché essa aiuterà a guarire le divisioni nella Fraternità. Ma c’è davvero qualcuno che si sente rassicurato? Menzingen deve riconquistare la fiducia che la sua ambigua politica ha fatto perdere negli ultimi 20 anni. Ecco un commentatore tra tanti che non si fida delle recenti parole rassicuranti dei dirigenti della Fraternità:—

In realtà, la scelta – preordinata – di Don Pagliarani come nuovo Superiore Generale nasconde la altrettanto preordinata volontà di confermare lo status quo della direzione della Fraternità. Senza pudore, al nuovo Superiore sono stati affiancati due Assistenti che certo non brillano per la loro resistenza alla Roma modernista. Per di più, senza alcuna vergogna, il Capitolo si è inventato le figure di due “Consiglieri”, non previsti dagli Statuti della Fraternità; “scegliendo” per la bisogna i due personaggi più accordisti che la Fraternità abbia mai avuto: Don Schmidberger, noto amico del cardinale Ratzinger, e Mons. Fellay, noto per i suoi “nuovi amici” a Roma, e per essere convinto liquidatore della Fraternità, da consegnare mani e piedi legati agli apostati romani.

Il quadro che emerge non è necessariamente quello di una resa incondizionata, ma si intravede un processo di avvicinamento alla Roma modernista che si svolgerà in maniera nuova, un po’ con maggiore cautela e diplomazia nei confronti dei sacerdoti e dei laici della Fraternità. Tuttavia, dal momento che Dio vede e provvede, e che se l’uomo propone, è Dio che dispone, c’è anche la possibilità che Nostro Signore intervenga e infonda nel relativamente giovane Don Pagliarani i Doni di Consiglio, Fortezza e Timore di Dio di cui egli avrà bisogno per raddrizzare il percorso della scialuppa della Fraternità e condurla nel porto sicuro. Possa essere questa la volontà di Dio!

In tutta onestà, il Capitolo è riuscito a cambiare il Superiore Generale, che era la cosa più importante che doveva fare. Mons. Fellay e Don Schmidberger come “Consiglieri” potrebbero continuare a tramare con i Romani su come portare ciò che rimane della Fraternità di Mons. Lefebvre sotto il tallone della Roma conciliare, ma il potere supremo nella Fraternità ora appartiene a Don Pagliarani. Ne farà buon uso? Solo Dio lo sa. “La carità, tutto crede, tutto spera” (I Cor. XIII, 7). Dobbiamo pregare per lui.

Kyrie eleison.

I liberali si preparano

I liberali si preparano on Giugno 9, 2018

Non tutti sono addormentati. Qualcuno in Francia ha notato come i liberali si preparino a prendere il sopravvento nell’imminente Capitolo Generale della Fraternità San Pio X, ultima occasione per la Fraternità, e probabilmente l’ultimissima, per ergersi a difesa della Fede cattolica contro il Vaticano II, come fece Mons. Lefebvre. Su Fidélité catholique francophone è stato scritto un eccellente articolo che denuncia alcune sinistre parole del Segretario Generale della Fraternità, Don Christian Thouvenot, che all’inizio di quest’anno ha rilasciato un’intervista alla rivista del Distretto tedesco della Fraternità. Quello che segue deve molto a quell’articolo.

Per prime, le sinistre parole: “. . . è verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura Personale. Ma è solo il Superiore Generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.” Queste parole sono sinistre perché esprimono ampiamente qual è l’interpretazione con la quale Menzingen, il Quartier Generale della Fraternità in cui lavora Don Thouvenot, sta preparando i membri della Fraternità e i fedeli in vista del Capitolo Generale, che dovrà essere il momento e il contesto in cui Mons. Fellay deciderà, con apparenza di legittimità, di accettare l’offerta di Roma di una Prelatura Personale, cosa con la quale egli paralizzerà una volta per tutte la capacità della Fraternità di difendere la Fede resistendo alla Messa Novus Ordo e al Concilio Vaticano II. E queste parole sono parimenti sinistre perché sono ambigue o false.

In primo luogo, non è il Superiore Generale ad essere il solo a capo della Fraternità. Secondo gli Statuti della Fraternità, fissati da Mons. Lefebvre, mentre è vero che, una volta eletto, il Superiore Generale ha a disposizione notevoli poteri e per non meno di 12 anni, Monsignore volle infatti che il Superiore Generale avesse il tempo e il potere per portare a compimento qualcosa, senza essere ostacolato come lo era stato lui stesso dai Padri dello Spirito Santo; ma è ugualmente vero che la tenuta del Capitolo Generale che si svolge ogni sei o dodici anni è al di sopra del Superiore Generale, il quale deve seguire le politiche decise da esso. Ora in teoria il Capitolo Generale del 2012 ha deciso che qualsiasi “normalizzazione canonica” della Fraternità necessiterà del voto a maggioranza dell’intero Capitolo Generale, ma in pratica Mons. Fellay ha già proceduto alla “normalizzazione” con l’accettazione delle confessioni, delle ordinazioni e dei matrimoni accordate da Roma alla Fraternità. Ed ecco che adesso il suo Segretario Generale parla come se il Capitolo Generale non avesse nient’altro da dire, come se Mons. Fellay potesse “normalizzare” da solo tutto il resto. Tutti i quaranta futuri Capitolari di luglio sono a conoscenza di come parla Menzingen? Sono d’accordo?

In secondo luogo, Don Thouvenot afferma che Mons. Fellay sarebbe – il solo? – responsabile dei rapporti fra la Tradizione cattolica e la Santa Sede. Il che è senza dubbio il modo in cui sia Roma sia lo stesso Mons. Fellay vorrebbero che si svolgesse la questione, così che Roma possa inglobare d’un colpo tutta la “Tradizione” e Mons. Fellay possa ampliare il suo impero. Ma la “Tradizione” è un insieme vario ed eterogeneo di istituti e comunità religiose di cui non tutte, certamente, intendono essere inglobate nella Roma conciliare o dirette dal Mons. Fellay. Fu per questo che Mons. Lefebvre rifiutò ripetutamente di essere chiamato capo della Tradizione cattolica. E’ quindi chiaro che sia Mons. Fellay sia il suo Segretario stanno facendo il giuoco della Roma conciliare.

E in terzo luogo, se Monsignore nel 1988, al tempo delle Consacrazioni, insistette sul fatto che lui solo avesse ancora il controllo delle relazioni della Fraternità con Roma, fu perché sapeva che i giovani collaboratori che lo attorniavano non potevano competere con i furbi Romani, come abbiamo visto a nostre spese dopo la sua morte nel 1991. E non fu perché intendeva dotare la Fraternità di un Superiore Generale che avesse una grazia speciale per accoppiarla con i Romani conciliari. Quando gli uomini vogliono sbagliare, non è necessariamente una struttura che potrà salvarli. Ma cosa poteva fare Monsignore? Egli è morto da un po’!

Lettori, se conoscete un Capitolare del prossimo luglio, chiedetegli se conosce ciò che ha detto il Segretario Generale!

Kyrie eleison.

Ipocrisia raffinata

Ipocrisia raffinata on Giugno 10, 2017

Supponiamo, seguendo il primo articolo di Don Gleize visto nei “Commenti” di sei settimane fa (511), che non è certo che un Papa non possa cadere nell’eresia. Per salvare le anime da Lutero fino ad oggi, Dio può aver dato alle autorità della Sua Chiesa della decadente Quinta Età, delle grazie speciali per resistere a tale decadenza, ma quell’Età si è conclusa praticamente col Vaticano II. I Papi Conciliari sono stati la morte della Chiesa. Ma sono eretici formali? L’interesse del secondo articolo di Don Gleize sta nel suo mettere in evidenza come questi Papi siano riusciti a uccidere la Chiesa, sovvertendo la dottrina cattolica mentre sembravano rimanere cattolici. Qual è la loro tecnica? Don Gleize esamina il caso dei cinque “dubia” o punti dubbi sollevati dai quattro cardinali contro il testo di Papa Francesco Amoris Laetitia ( AL ): questi punti fanno di lui un consapevole e intenzionale negatore della definita dottrina della Chiesa? Apparentemente, no, dice Don Gleize, ma in effetti, sì.

Apparentemente, no, perché in ciascuno dei cinque punti Papa Francesco non nega direttamente la dottrina della Chiesa, piuttosto la lascia ambigua, o la lascia fuori. Il primo dei cinque punti è un esempio di ambiguità: il Papa non dice: “i divorziati possono ricevere la Comunione”, ma, “In certi casi i divorziati possono ricevere la comunione”. Quel “in certi casi” dà spazio ad interpretazioni ampie o ristrette. Esso è ambiguo, e tale ambiguità è atta a minare la legge della Chiesa, perché ci sono molti divorziati e troppi preti e prelati che saranno felici di far propria l’interpretazione ampia.

In tutti e quattro i punti rimanenti il Papa mina la dottrina cattolica non negandola, ma omettendola. Per esempio (quarto punto), egli non dice: “Non esiste una cosa come un atto oggettivamente peccaminoso”, perché la Chiesa ha sempre indicato una serie di atti oggettivamente peccaminosi, a incominciare dai Dieci Comandamenti di Dio. Piuttosto il Papa dice: “Oggettivamente peccaminoso non significa necessariamente colpa soggettiva”. Ora, naturalmente, la Chiesa non ha mai negato che ci possono essere circostanze per questo o per quell’atto che tolgono la colpa, ma mettere la scusa soggettiva in primo piano significa mettere in sottofondo il peccato oggettivo. Ai peccatori piacerà!

Eppure la Chiesa cattolica ha sempre posto la natura oggettiva e la correttezza o la scorrettezza morale degli atti, al di sopra del demerito soggettivo di questa o quella persona che compie l’atto. “L’eccezione conferma la regola”, dice un proverbio, e un altro: “I casi difficili fanno la cattiva legge.” Al contrario il soggettivismo di Papa Francesco, con i casi difficili, mina la legge della Chiesa (e il buon senso), mentre al tempo stesso evita di contraddire direttamente la legge della Chiesa. Don Gleize conclude che i cinque dubbi dei quattro cardinali sono pienamente giustificati.

Tuttavia, il Papa dissimula il suo operato non facendo dichiarazioni dogmatiche o anti-dogmatiche. Lui stesso scrive in AL che il suo scopo è quello di “raccogliere quanto emerso dai due Sinodi sulla famiglia, insieme ad ulteriori considerazioni in grado di guidare il pensiero o il dialogo o la pratica pastorale.” Questo non è espressamente uno scopo dogmatico. Perciò è difficile appuntare a Papa Francesco l’etichetta di “eretico formale”. Ma proprio come il Vaticano II ha professato di essere semplicemente un concilio “pastorale”, cioè non dottrinale, eppure ha fatto saltare in aria la dottrina cattolica e la Chiesa cattolica, così Papa Francesco in AL non dice di insegnare la dottrina e tuttavia fa saltare in aria la morale e la famiglia cattoliche. E’ il classico mezzo comunista o neo-modernista di sovversione: usare procedure pratiche per minare la verità, non in linea di principio, ma in pratica. Si confronti quanto Roma dice a Mons. Fellay: giungiamo prima al riconoscimento pratico, di dottrina parleremo.” O quanto Mons. Fellay dice alla FSSPX: “Non stiamo cambiando la dottrina”, mentre lui stesso a malapena profferisce una parola di critica sulla distruzione della Chiesa praticata da Papa Francesco. Mons. Lefebvre avrebbe taciuto? Porsi la domanda è darsi la risposta.

Don Gleize conclude che Papa Francesco può non essere un “eretico formale”, ma certamente “favorisce l’eresia”. “Eretico formale” dovrebbe essere la peggiore delle due etichette, ma non in questa cattiva fine della Quinta Età della Chiesa, quando l’ipocrisia dei nemici della Chiesa è più raffinata che mai. Il cielo ci aiuti più che mai! Pregate i Quindici Misteri del Rosario tutti i giorni!

Kyrie eleison.