Catholic doctrine

Accordisti – II

on Novembre 10, 2007

L’argomento a favore della Fraternità San Pio X, “rientrare dall’isolamento” e “ritornare nella Chiesa”, può anche essere espresso in questa sorta di doppia proposizione: tutti i grandi scontri nella Chiesa sono sempre finiti in una sorta di compromesso – quale altra soluzione è possibile per la perdurante discordia tra la FSSPX e la Roma conciliare?

Per quanto riguarda la prima parte della proposizione, si potrebbe convenire con un qualche compromesso, se non fosse che alla base di questa discordia c’è la Fede. Per aiutare il Papa o per ripristinare il buon nome o lo stato canonico della FSSPX, potrebbe essere concepibile qualche compromesso, ma non se la posta in gioco è la Fede, perché la Fede cattolica è quel corpo di oggettive verità soprannaturali senza la cui credenza (almeno in modo rudimentale) nessuna anima può essere salvata (Eb XI, 6).

Ma è la vera Fede ad essere coinvolta nei finora 37 anni di lotta della FSSPX? Sì, dice un illustre teologo tedesco, il Professor Johannes Dörmann, che è del tutto indipendente dalla FSSPX. Dopo uno studio prolungato e competente dei discorsi completi e degli scritti di Giovanni Paolo II, egli ha riconosciuto e dichiarato che il “Lefebvrismo” non riguarda solo il latino o la liturgia, ma i fondamenti della Fede. Anzi. Essendo un’altra forma di soggettivismo, il neo-modernismo trasforma qualsiasi roccia della verità in plastica.

Per quanto riguarda la seconda parte della proposizione, al non esserci altra soluzione possibile se non un qualche tipo di compromesso, si può rispondere che ci sono problemi che l’uomo può porre e che solo Dio può risolvere. Un elefante può cadere in una grossa buca che lo intrappola, ma non può uscirne. Al tempo di Noè, l’uomo aveva così “corrotto la sua via” (Gen. VI, 12), che il Signore Iddio fu indotto a spazzarlo via e praticamente a ricominciare tutto da capo.

Nella Sodoma della Chiesa e del mondo di oggi, non si determinano soluzioni meramente umane ugualmente impossibili? Quando nelle miserie del prossimo futuro, abbastanza esseri umani cadranno in ginocchio per implorare il Signore Iddio che li salvi, Egli lo farà per mezzo di Sua Madre. Nel frattempo, il dovere di tutti i cattolici appartenenti al “resto scelto per grazia” (sottolineo “per grazia” – Rm XI, 5), è di non permettere che alcunché, amore per Roma, famiglia, vita o qualsiasi altra cosa, abbia la precedenza rispetto alla salvaguardia della vera Fede, che è l’obbedienza per, e l’amore per, il vero Dio. Signore Gesù Cristo, abbi pietà di noi!

Kyrie eleison.

Avanti da Ovest!

on Ottobre 6, 2007

Un caso recente accaduto nel Nord Italia conferma che nelle attuali difficoltà della Chiesa, la speranza sta nella base piuttosto che nella Gerarchia. Tre importanti parroci italiani, camerati in seminario 10 o 15 anni fa, nel corso degli ultimi mesi hanno imparato a celebrare la vera Messa. Due di essi hanno deciso di non celebrare mai più . . . hmm . . . il Novus Ordo Missae. Uno di essi ha smantellato il suo nuovo altare verso il popolo. Un’affascinante inversione!

Essi hanno chiesto al loro vescovo di poter celebrare la vera Messa in pubblico. Questi ha risposto che poteva andar bene se fosse stato bene a Roma. Allora si sono recati a Roma per chiedere. La Commissione “Ecclesia Dei” ha risposto che poteva andare bene, ma “a patto che non ci fosse uno scontro” – come se si potesse evitare lo scontro nella guerra mortale tra il cattolicesimo e il conciliarismo!

Cosa inevitabile, il vescovo ha scritto loro chiamandoli “all’obbedienza”. Noi tutti sappiamo che cosa significhi – “conformarsi (alla forma del Novus Ordo) o uscire”. O si sottomettono o saranno “sospesi”, “scomunicati”, ecc., in ogni caso espulsi dalle loro parrocchie. Vecchio copione.

Tuttavia, in Italia la FSSPX ha dovuto spedire su richiesta 600 DVD, presto 700, su come si celebra la vera Messa, nove su dieci di essi a sacerdoti e seminaristi. Questo quadro di una Gerarchia nelle tenebre, mentre spiragli di luce vengono da umili sacerdoti e laici, fa venire in mente quello di una nota poesia inglese, di Arthur Hugh Clough, accessibile su internet col suo titolo “Say not the struggle nought availeth” [Non dire che la lotta a nulla vale]. Ecco le ultime due strofe:—

Mentre qui invano si infrangono i flutti,

E non sembrano un solo palmo guadagnare,

Più indietro, con ruscelli e caletti,

Giunge silente la piena a inondare.

E non solo da est la si scorge,

quando l’illumina la veniente luce,

ma di fronte al sole che piano sorge,

ecco a ovest la terra riluce.

Dio Onnipotente, nella tua misericordia volgi lo sguardo ai tre sacerdoti.

Kyrie eleison.

Uccidere gli Errori

on Settembre 15, 2007

Di recente, un’anima si è lamentata con me per il mio “pensiero dialettico” sul Motu Proprio del Papa del 7 luglio, il che vuole significare che senza dubbio sarei andando avanti e indietro in maniera confusa. Ho risposto che quello che ho detto è sicuramente la semplice applicazione di un vecchio memorabilmente principio cattolico formulato da Sant’Agostino molti secoli fa: “Uccidi gli errori, ama gli erranti”.

Poiché Dio è Verità, non c’è modo che la falsità, o l’errore, possa condurre un’anima nel Suo Cielo. Come l’errore, o la falsa dottrina, conduce al peccato, così solo la verità può portare a Dio. Se quindi voglio andare in Cielo ed aiutare altre anime ad arrivarci, devo essere rigoroso sulla dottrina cattolica. Molte persone non conoscono la Sua verità, ma essa è conoscibile (ed è questo che i liberali negano), e si conosce. Per la mia salvezza e la loro, devo loro comunicarla senza annacquarla né ammorbidirla.

D’altra parte io sono vincolato (in varia misura) dalla carità a desiderare che tutte le anime si conducano al Cielo, e questo è lo scopo per comunicare loro la verità. Perciò io non parlo quando so che ciò che dico può portarle all’Inferno – Gesù rimase in silenzio davanti ad Erode e rimase in silenzio davanti a Pilato. Io posso e devo, a seconda delle circostanze, “regolare il vento sul vello dell’agnello”. Devo amare sia la verità sia le anime. Quindi devo “uccidere l’errore, ma amare l’errante”.

In effetti, più amo la verità, più – e non meno – devo procurare di avere compassione per le anime. Più saldamente sono legato all’albero sulla riva, più sicuramente posso allungare la mano alle anime che stanno annegando in mezzo al guado. Ma guai a me se allungassi la mano senza prima essere saldamente legato! La mancanza della dottrina è il perché i liberali mancano anche della vera carità.

Così, la dottrina di Benedetto XVI nel suo Motu Proprio e nella sua lettera di accompagnamento ai Vescovi, è un miscuglio confuso e deviante di cattolicesimo e di Vaticano II, e io non posso smettere di evidenziare l’errore di questo Concilio che cerca di conciliare la vera Fede con il falso mondo moderno. Per altro verso, quella che viene detta “Messa tridentina” è ricca di dottrina cattolica, per cui posso solo rallegrarmi che il Motu Proprio riconosca che non è mai stata propriamente abrogata e conceda ai sacerdoti una certa libertà di celebrarla. “Nella terra dei ciechi” dove “il guercio è re”, quel riconoscimento e quella limitata concessione sono sicuramente importanti passi in avanti.

Kyrie eleison.La Reja, Argentina