Roma

VESCOVI IN VIA D’ESTINZIONE?

VESCOVI IN VIA D’ESTINZIONE? on Aprile 13, 2024

Oggi, questi punti possono apparire esagerati? 

Domani potrebbero sembrare obsoleti!

Lo scorso autunno ho ricevuto la seguente lettera, qui di seguito abbreviata solo leggermente, da un ex collega ancora sacerdote della FSSPX (forse perché per loro lui può essere una minaccia più dall’esterno che dall’interno della Neofraternità, finché continua a rispettare la loro autorità). Che Dio sia con il Vescovo Huonder che è morto primo della publicazione di queste righe. Si può pensare che in realtà egli fosse meno astuto dei cattivi che lo hanno strumentalizzato. 

La Fraternità Sacerdotale San Pio X, da quella che è stata per 21 anni sotto l’Arcivescovo Lefebvre (1970–1991), è diventata molto liberale, e dal 2012 ha di fatto abbandonato il percorso da lui tracciato. Chiamarla oggi “Neofraternità” significa adeguare il nome alla realtà. Ahimè. E credo che tutti i problemi di questa “Neofraternità” siano per un momento venuti al pettine con il Vescovo Huonder. 

1. È stato ordinato sacerdote e vescovo con i nuovi riti, rispettivamente, di Ordinazione e Consacrazione. Questo fatto non è più considerato un problema dalla Neofraternità. Un appello affinché si lasciasse riordinare e riconsacrare in modo condizionato non ha purtroppo sortito alcun effetto. La Neofraternità ha abbandonato il principio classico della Chiesa del “tuziorismo”, cioè di prendere la strada certamente più valida ogni volta che c’è un minimo dubbio sulla validità dei sacramenti ricevuti, come nel caso delle Consacrazioni dei vescovi della Neochiesa, se non anche delle Ordinazioni dei sacerdoti. 

2. Il Vescovo Huonder critica – a malincuore – Papa Francesco, il Vaticano II e la Nuova Messa. E questo è sufficiente perché gran parte dei laici della Neofraternità lo chiamino “il nostro uomo, il nostro vescovo”. Ma in realtà non ha mai condannato chiaramente né il Vaticano II (la rivoluzione nella Chiesa Cattolica) né la Nuova Messa (la Messa di Lutero). Il Vescovo Huonder ha detto a una persona che con dignità celebra la Nuova Messa, che la considera una forma di Messa del tutto degna. Questo dimostra chiaramente come egli intenda riconciliare la vecchia Messa con la Neochiesa, in pieno spirito di Papa Benedetto XVI, ma in assoluto contrasto con il defunto Mons. Lefebvre. 

3. Nelle sue conferenze il Vescovo Huonder ammette apertamente di avere ancora il compito di portare la Neofraternità sotto Roma. È quindi un agente infiltrato di Papa Francesco. Come Papa Francesco, legittimando le Confessioni, i Matrimoni e le Ordinazioni della Neofraternità, ha usato la tattica del salame per tre anni consecutivi (2015–2017) per attirare la Neofraternità nella Moloch Neochiesa, così il Vescovo Huonder si sta prefiggendo esattamente lo stesso compito. E come i Superiori della Neofraternità, al momento della legittimazione ufficiale delle loro Confessioni, Ordinazioni e Matrimoni, gridavano a Roma: “Oh, Santo Padre, ti ringraziamo!”, così ora, gli stessi, si ispirano al Vescovo Huonder e si rallegrano del fatto che un Vescovo della Neochiesa abbia trovato la sua strada verso la Neofraternità e, vivendo in una delle nostre case, si unisca apertamente alla Neofraternità, come un sottomarino. Come sono diventati ciechi i nostri Superiori. 

4. Il vescovo Huonder scrisse la sua tesi di Dottorato su un problema Ebraico del Medioevo. Il Vescovo Huonder ha introdotto nella Chiesa Svizzera una Giornata per gli Ebrei. Nessun membro della Neofraternità sembra aver chiesto se il rapporto del vescovo con gli Ebrei corrisponda alla visione tradizionale della Chiesa Cattolica su di loro. 

5. Un collega mi ha scritto che se il nuovo rito di Consacrazione dei vescovi si rivelasse non valido, avrebbe conseguenze disastrose. Dall’inizio degli anni ‘70 non ci sarebbero più stati sacerdoti o vescovi validi. Ciò significherebbe che tutte le Congregazioni di rito tradizionale ufficialmente riconosciute all’interno della Neochiesa, come la San Pietro o il Cristo Re, non avrebbero nemmeno sacerdoti validi. Ciò significherebbe che la Chiesa di Cristo sarebbe ancora esistente solo nella Neofraternità. Né Papa Benedetto XVI né l’Arcivescovo Vigano sarebbero stati vescovi validi. Queste conclusioni, di una certa logica, devono essere prese in considerazione. 

Il Superiore Generale della Neofraternità, don Pagliarani, ha sollevato la questione durante la Conferenza di Ecône dell’8 settembre scorso, ma se la Neofraternità vuole assolutamente essere amata e riconosciuta dalla Roma massonica e modernista, allora tale questione non può essere sollevata. Per questo ha preso una posizione chiara: le Consacrazioni del nuovo rito sono valide. È possibile che una conclusione così immensamente grave sia vera? Sentiamo continuamente dire che Bergoglio intende riformare la Nuova Messa, che nella riforma della riforma non ci saranno più parole di Consacrazione sul pane o sul vino, il che significherebbe la completa estinzione della Messa. Inoltre, a mio avviso, qualcosa come due Messe Nuove su tre sono già invalide, perché i sacerdoti non credono più nella Presenza Reale di Cristo. Ma se l’estinzione totale della Messa è una possibilità eventuale, perché non estinguere totalmente i vescovi veramente Consacrati? 

Kyrie eleison 

Il Communismo Sta Tornando

Il Communismo Sta Tornando on Gennaio 2, 2021

Le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre hanno generato un confronto politico decisivo tra la destra conservatrice e la sinistra rivoluzionaria. Questo perché da molto tempo in Occidente i conservatori, la cui forza era Dio, si sono indeboliti, mentre i rivoluzionari, la cui forza è la rivolta contro Dio, si sono rafforzati. Anche qualora la sinistra non riuscisse ad avere la meglio, senza dubbio riprenderà il potere nel 2024, a meno che il popolo americano non tornerà seriamente a Dio da qui ad allora. Nel frattempo un editoriale del notiziario sudista Dixie Heritage Letter, dello scorso novembre, riassume in quattro paragrafi quattro punti principali dello scontro in atto. Il testo è abbreviato, i quattro punti principali sono evidenziati in grassetto.

1) I giudici che giudicano il ricorso di Trump alla correttezza e legalità, sono liberali senza alcuna preoccupazione per la verità o la giustizia. Per quanto riguarda la massiccia frode elettorale, che senza dubbio ha avuto luogo nelle elezioni presidenziali del 3 novembre, il team legale di Trump ha scoperto ogni sorta di prove. Ma non sarà facile per loro prevalere, principalmente perché molti di questi giudici, che ascoltano le loro denunce, appartengono al movimento “mai più Trump” e, francamente, non si preoccupano delle evidenze delle prove presentate. Essi fanno parte del “Deep State” e devono assicurarsi che Trump non venga rieletto, qualunque cosa accada.

2) Persino i “conservatori” della Corte Suprema sono deboli di fronte ai risoluti liberali. Gli avvocati di Trump dovranno andare fino alla Corte Suprema e poi pregare che i giudici “conservatori” non decidano di svendersi come fece John Roberts anni fa, quando come presunto conservatore votò liberale. Roberts era in realtà un conservatore tranne quando era impegnato a placare i liberali, il che sembra accadere sempre più spesso negli ultimi tempi. Si potrebbe quasi dire che “con conservatori come Roberts, chi ha bisogno di liberali?”

3) Anche la forma più dignitosa di liberalismo non può resistere all’indecente comunismo, a cui inevitabilmente è destinato. L’editoriale continua così: “Molti americani credono che il Comunismo sia un concetto astratto o al massimo un problema che riguarda le nazioni lontane, senza rendersi conto che in realtà incombe in casa nostra. Il Comunismo si è diffuso negli Stati Uniti sotto le etichette di socialismo, progressismo, liberalismo, neo-marxismo e così via, in un lento e pluridecennale processo sovversivo perpetrato prima dall’Unione Sovietica e poi dal Partito Comunista Cinese (PCC). La Fede in Nostro Signore e i principi da essa derivati sono le ragioni fondamentali per cui gli Stati Uniti hanno potuto godere di libertà, democrazia e prosperità e che le hanno permesso di diventare la nazione che oggi è. Ma quest’anno il processo democratico è stato sovvertito. L’estrema sinistra, diabolica e comunista, sta usando bugie, frodi e manipolazioni nel tentativo di privare i cittadini dei loro diritti e delle loro libertà”.

4) Gli USA sono sull’orlo del Comunismo ora che i suoi giudici preferiscono loro anti-religione alla realtà. “Non ci rendiamo conto di quanto siamo davvero vicini a diventare un paese Comunista se l’élite di questo paese confermerà la sua intenzione di dare la vittoria agli avversari di Trump qualunque cosa accada. Poi, come si suol dire – Per entrare nel socialismo è sufficiente il voto, ma per uscirne è necessario sparare –. Ecco perché la sinistra vuole le tue armi: perché tu non possa liberarti. Molto dipende dall’esito di queste elezioni, per entrambe le parti”.

Kyrie eleison.

Madiran; L’Eresia

Madiran; L’Eresia on Novembre 14, 2020

Nel suo libro “L’eresia del XX secolo” Jean Madiran (1920–2013) denuncia la gravità dell’eresia (Prefazione), ne illustra la filosofia sottostante (Parte I), individua i vescovi come i responsabili (Parte II) e nelle Parti III, IV e V dimostra l’eresia stessa attraverso sette relative Proposizioni. Nella Parte III spiega le prime due in maniera approfondita, nella Parte IV le successive quattro in maniera concisa, e nella Parte V la settima Proposizione che lo stesso Madiran considera molto importante. La Parte III, oggetto dei “Commenti” di questa settimana, si suddivide in sei capitoli.

Nel primo Capitolo Madiran racconta che alla vigilia del Vaticano II (1962–1965) il clima religioso generale era già pestifero quando Mons. Schmitt, il Vescovo di Metz, città della Francia orientale, mise a fuoco tutta la pestilenza ancora indistinta. Con siete Proposizioni si può riassumere ciò che era di fatti la nuova religione che il vescovo stava sostenendo con tutta la sua autorità. Dichiarava (prima Proposizione) che il mondo moderno esige un cambiamento nel concetto stesso di salvezza portato da Gesù Cristo. E che (seconda Proposizione) l’idea Cattolica del piano di Dio non è abbastanza evangelica. In breve, (P2) la Chiesa, secondo il Vescovo di Metz, deve promuovere la “socializzazione” e (P1,2) superare la vecchia Chiesa che non era abbastanza collettiva ma troppo individualista nella pratica del Vangelo. Per Madiran, quel Vescovo non stava facendo altro che promuovere il Comunismo.

In definitiva il Vescovo di Metz, spiega Madiran nel secondo Capitolo, aveva abiurato. Infatti la “socializzazione” si basa su una visione della storia marxista, materialista e determinista, per cui come possono gli obiettivi spirituali del cristianesimo coincidere con quelli materialistici del Comunismo? Il Comunismo è un’ideologia da respingere per motivi religiosi, perché come sistema sociale pretende di sostituire il sistema sociale della Chiesa e con esso il Cristianesimo stesso.

Nel terzo Capitolo, Madiran respinge la pretesa di Mons. Schmitt secondo cui gli uomini di oggi capirebbero meglio di tutti la fraternità del Vangelo (cf. P2 qui sopra). Tale disprezzo di tutte le conquiste ed opere sociali della Chiesa pre-conciliare è ridicolo, e per i Cattolici, afferma Madiran, un narcisismo ripugnante.

Ecco perché già nel 1967, spiega Madiran nel quarto Capitolo, era evidente come il Vescovo Schmitt stava promuovendo niente meno che una nuova religione, o un’eresia, vandalizzando secoli e secoli di tradizione Cattolica. I vescovi francesi sono distruttori senza intelligenza né carattere, conclude Madiran. D’ora in poi spetta ai laici difendere il Catechismo e le basi stesse della Fede!

Nel quinto Capitolo, contro la necessità dell’aggiornamento (P1), Madiran ribadisce il Primo Comandamento e il nostro dovere di amare e servire il Dio immutabile e non il mondo che cambia. Né i tempi si adegueranno mai alla Chiesa, perché la Chiesa è con Gesù Cristo. Sono solo i cattolici mondani ad essere ammirati dal mondo. E contro la teoria secondo cui la Chiesa non praticherebbe abbastanza il Vangelo (P2), Madiran ricorda che i Santi non hanno mai inventato nulla per essere “abbastanza evangelici”, al contrario si sono sempre sforzati di essere il più fedele possibile alla Tradizione per mettere in pratica il Vangelo.

In conclusione, al sesto Capitolo, Madiran constata che non c’è nessuna verità da salvare dalla prima e seconda Proposizioni, dato che la nuova religione del Vescovo Schmitt è fondata sul rispetto umano e del mondo e finalizzata alla dannazione delle anime. La nuova religione non ha né vera autorità né vera obbedienza, l’uomo si sostituisce a Dio, davanti al quale, invece, l’uomo libero, rimasto fedele alla Tradizione cattolica sopravvissuta al Vaticano II, si inginocchia con sincera obbedienza riconoscendo in Dio l’unica fonte dell’autentica autorità. Tali cattolici non seguiranno mai la falsa religione dei poveri vescovi come il Vescovo di Metz. Aspetti lui stesso se vuole vederlo!

Kyrie eleison.

Uomini che mancano

Uomini che mancano on Maggio 23, 2020

Quando l’Autorità abbandona la Verità nella Chiesa cattolica, come ha fatto fin dal Vaticano II, allora è più facile a dirsi che a cogliersi la linea sottile tra l’eresia a sinistra e lo scisma a destra. Quindi non c’è da stupirsi che un commento insolitamente acuto come quello di Mons. Lefebvre, citato negli ultimi due numeri di questi “Commenti” (“Ritirare i ponti”), susciti interesse.

Un laico ha persino messo in dubbio l’autenticità della raccomandazione: avrebbe potuto il dolce Monsignore dire una cosa del genere? Oh sì, l’ha fatto. Le parole originali sono un po’ meno eleganti della succinta citazione, ma la sostanza è identica – “Con questo, non resta che ritirare i ponti! Noi non abbiamo niente a che fare con queste persone (i romani conciliari). Cosa abbiamo in comune con loro? Niente! Non è possibile. Non è possibile” (6 settembre 1990). Il riferimento audio del 1990 è: Audio – Retrec – PASCALE90 o SACERDOTALE90. (Tuttavia, chiunque voglia verificare di persona la citazione faccia attenzione alle raccolte “rivedute” dei nastri di Monsignore, perché ogni sua parola fortemente contraria, come queste sui conciliaristi di Roma, potrebbe essere stata tagliata dai “redattori” della Neofraternità pro-Roma).

Un altro lettore che ha reagito alla citazione è un sacerdote, del Novus Ordo, ma ormai saldamente radicato in un Priorato della Neofraternità in Svizzera (senza essere stato riordinato sotto condizione, come meglio sappiamo). Egli pensa che “oggi le cose appaiono davvero diverse” perché l’attuale generazione di ufficiali a Roma è di una razza diversa da quella a cui Monsignore reagiva negli anni Ottanta, e i migliori di loro vogliono un autentico restauro della Chiesa. Egli conclude che adottare oggi l’attitudine di Monsignore lascia solo due soluzioni: o la “Resistenza” o il sedevacantismo, di cui tutti e due sono inaccettabili.

Ma, Padre, anche se gli attuali dirigenti della Chiesa possono essere uomini diversi dai sacerdoti traditori del tempo di Monsignore, che hanno fatto tutto il possibile per distruggere la vera Chiesa, essi hanno capito (o letto) la Pascendi? E le autorità ecclesiastiche dolci e benintenzionate a cosa servono alla Fede o alla Chiesa o alla FSSPX o alla “Resistenza”, se non hanno capito che il problema sta nelle menti di gomma che non riescono nemmeno a concepire la verità che c ondanna l’errore o il dogma che condanna l’eresia? Una mente di gomma che comprende la Tradizione non è sostanzialmente più utile alla Tradizione di quanto lo sia una mente di gomma che condanna la Tradizione. Né è vero che le cose sono “davvero diverse” dal tempo di Monsignore. Il segno che un sacerdote ha capito veramente qual è il problema si ha quando – almeno in senso figurato – decide di scendere a Roma con una mitragliatrice e mandare tutti i “dolci” ecclesiastici a incontrare il loro Creatore, come direbbe Putin. In breve, la “Resistenza” deve rimanere sulla sua strada, altrimenti la strada sarà divelta per fornire pietre che gridino la Verità al posto dei pastori silenziosi e dei loro cani che non abbaiano (cfr. Lc XIX, 40). La “Resistenza” non deve, non può, cedere!

Infine un buon sacerdote cerca di consolarci con la notizia avuta da un Priore della Fraternità che il Superiore Generale della Neofraternità ha detto ad un incontro a febbraio di tutti i Priori della Neofraternità in Francia che le discussioni tra la FSSPX e Roma sono ad un punto morto perché la FSSPX insiste ancora che la dottrina venga prima – ben fatto, Don Pagliarani – mentre Roma insiste nel voler concludere prima un accordo pratico. Ma c’è bisogno che Roma si preoccupi? Basta solo che aspetti che il frutto maturo cada nel suo grembo. Mons. Tissier oggi è così malato che, a quanto si dice, è stata predisposta una stanza a Ecône per assisterlo. Rimangono solo due vescovi della FSSPX ad occuparsi di quanto le serve in tutto il mondo. Quindi o il Superiore Generale deve sottostare alle condizioni di Roma per la consacrazione di altri vescovi, continuando la disastrosa politica conciliante del suo predecessore con i capi della Chiesa che, per quanto dolci, hanno perso la Fede, come ha detto Monsignore; oppure deve far consacrare altri vescovi senza il permesso del Papa, come fece Monsignore. Ma la Neofraternità è ancora in grado di seguire la linea eroica di Monsignore, sfidando gli (quantomeno) oggettivi traditori di Roma? C’è da dubitarne.

Kyrie eleison.

Due vescovi

Due vescovi on Dicembre 21, 2019

Fin dall’estate e dall’autunno del 2012, quando divenne chiaro che due dei tre vescovi della Fraternità San Pio X non stavano più prendendo posizione nei confronti dei rapporti della Fraternità con Roma, come avevano fatto con la loro lettera del 7 aprile al quartier generale della Fraternità, molti componenti della Fraternità, sacerdoti e laici, si sono chiesti perché. Alcune persone, allora o da allora, avranno pensato che il cambiamento di posizione dei vescovi fosse una questione di persone o personalità. Ma poiché la lettera metteva in guardia severamente contro l’abbandono del chiaro rifiuto di Mons. Lefebvre di tenere contatti con la Roma non convertita, la maggior parte delle persone prese il cambiamento dei due vescovi per quello che era, cioè la conversione dei due vescovi al nuovo principio del Superiore Generale di stabilire dei contatti con Roma prima della sua conversione. Eppure, dal momento che la Roma conciliare dal 1988 al 2012 non era cambiata se non in peggio, come mai i due vescovi sono cambiati?

La domanda mantiene oggi tutta la sua importanza. Cos’ha da guadagnare la Fraternità per la Fede – non la Fede per la Fraternità! – attraverso i suoi contatti amichevoli con i Romani conciliari ancora impegnati a fondo nel loro ecumenismo del Vaticano II, fino ad includere la venerazione del Papa per l’idolo di Pachamama negli stessi giardini del Vaticano? Una cosa sembra certa: negli ultimi 20 anni la Fraternità ha basato tutto il suo futuro su questa amicizia, e rinunciarvi ora significherebbe ammettere che questi 20 anni sono stati tutti un grande errore. Comunque, la Fraternità, che ha un grande bisogno di nuovi vescovi per il suo apostolato tradizionale mondiale, non può scegliere e consacrare dei vescovi tradizionali di suo gradimento, perché questi non sarebbero certo graditi ai Romani conciliari. E’ per questo che i due vescovi, nel 2012, hanno posto una pesante croce sulle loro proprie spalle, ogni anno sempre più pesante, in quanto hanno contribuito a spingere la Fraternità in un vicolo cieco, al punto che nel 2019 essa non può avere e non avrà dei vescovi proprii.

Delle recenti informazioni aiutano a fare luce sulla mantenuta decisione dei due vescovi di abbandonare la linea di Monsignore: conversione prima dei contatti. Per quanto riguarda Mons. de Galarreta, veniamo a sapere che non appena venne diffusa su Internet la lettera del 7 aprile, egli si affrettò a chiedere scusa al Superiore Generale per tale diffusione, smentendola assolutamente; ma come ha potuto rifiutare la diffusione della lettera senza dissociarsi anche dal contenuto? Sembra che tale pubblicazione gli abbia fatto temere l’imminente implosione della Fraternità, più che il vicolo cieco in cui si cacciava la Fraternità con il sostanziale abbandono della difesa della fede tenuta come primaria da Monsignore. La sopravvivenza della Fraternità era quindi più importante di quella della fede?

Da parte sua, Mons. Tissier de Mallerais impiegò più tempo per ritirare la sua firma, per così dire, dalla lettera del 7 aprile, ma la sua ritrattazione divenne chiara all’inizio del 2013. Ad un amico egli spiegò la sua posizione da vescovo: oggi la conversione di Roma non può avvenire in un colpo solo; il riconoscimento ufficiale ci permetterà di lavorare molto più efficacemente dall’interno della Chiesa; abbiamo bisogno di pazienza e tatto, di prenderci tempo per non turbare i Romani che ancora non gradiscono le nostre critiche al Concilio, ma ci stiamo facendo strada gradualmente – non è quello che hanno fatto i Santi? Dobbiamo continuare a denunciare gli scandali e ad accusare il Concilio, ma dobbiamo essere intelligenti per capire il modo di pensare dei nostri avversari, che dopotutto includono la Sede di Pietro. La politica di Mons. Fellay non è realmente fallita: il 13 giugno 2012 non è stato firmato alcunché, niente di catastrofico, niente di sorprendente è accaduto negli ultimi 17 mesi. Alcuni sacerdoti ci hanno lasciato, cosa che trovo deplorevole, per mancanza di prudenza e di giudizio da parte loro, ma è stata tutta colpa loro. In breve, si deve cercare di essere più fiduciosi verso gli altri e meno fiduciosi in se stessi, occorre fidarsi della Fraternità e dei suoi capi. Tutto è bene quel che finisce bene. Questo dovrebbe essere lo spirito delle tue prossime decisioni e dei tuoi prossimi scritti.

Qui finiscono le ragioni del vescovo che raccomanda al suo amico di seguire Mons. Fellay. Ma ci si chiede: Mons. de Galarreta o Mons. Tissier de Mallerais o Mons. Fellay hanno pienamente capito le ragioni di Monsignore che lo portarono a interrompere i contatti con i Romani conciliari? Tutti e tre questi vescovi non hanno gravemente sottovalutato la persistente crisi causata degli uomini di Chiesa conciliari che hanno tradito la Verità e la Fede? In che modo il compromesso dottrinale o la politica meramente umana con Roma potranno risolvere questa crisi pre-apocalyptica?

Kyrie eleison.

“Pii” sogni – II

“Pii” sogni – II on Maggio 19, 2018

Se c’è una cosa certa riguardo alla Tradizione cattolica e al Concilio Vaticano II, è che sono inconciliabili. Si è tentati di pensare che possano essere conciliati, perché ovviamente la lettera dei 16 documenti del Consiglio include un certo numero di verità cattoliche. Ma lo spirito del Concilio sta portando verso una nuova religione centrata sull’uomo, e poiché tale spirito ha ispirato la lettera dei documenti, ne consegue che anche le verità cattoliche incluse in essi sono vincolate dal “rinnovamento” conciliare e ne fanno parte. In effetti, le Verità Cattoliche (e la Gerarchia) sono state usate dai Modernisti come veicoli per il loro veleno liberale, come un cavallo di Troia per le loro eresie. Quindi, nei documenti conciliari anche le verità cattoliche sono avvelenate. Così nel 1990 Mons. Lefebvre ha rilevato e affermato che il Vaticano II è infettato al 100% dal soggettivismo, mentre nel 2001 Mons. Fellay ha affermato che i documenti del Vaticano II sono accettabili al 95%.

È davvero seducente pensare che la Tradizione cattolica e il Vaticano II siano conciliabili. In questo modo non si è più combattuti nel cercare di seguire contemporaneamente sia l’Autorità Cattolica sia la Verità Cattolica. In effetti, a partire da quel Concilio, come diceva Monsignore, i cattolici sono stati costretti ad obbedire ai Papi conciliari e ad allontanarsi dalla Tradizione cattolica, oppure ad aderire alla Tradizione e a “disobbedire” a questi Papi. Da qui, la tentazione di fingere in un modo o nell’altro che la Tradizione e il Concilio siano conciliabili. Ma il fatto che sono inconciliabili è oggi la realtà più importante che governa la vita della Chiesa, e continuerà ad esserlo fino a quando l’Autorità della Chiesa tornerà alla Verità cattolica di sempre.

Nel frattempo, tuttavia, Mons. Fellay, l’attuale Superiore Generale della Fraternità di Monsignore, è fermamente convinto che la Tradizione cattolica e i Romani conciliari possano conciliarsi tra loro, e da quando ha approvato il GREC negli anni ‘90, si è sforzato di metterli insieme. Il suo problema è che egli non capisce come il modernismo mantenga le apparenze cattoliche perché servano come un cavallo di Troia per ingannare le anime cattoliche, mentre non esiste un vero cavallo cattolico dietro quello che oggi appare. Ma Mons. Fellay crede che il falso cavallo abbia insite tutte le qualità di un vero cavallo, tale che con la cura amorevole della Fraternità possa tornare a diventare un cavallo cattolico. Troppi tradizionalisti si sono permessi di credere in questa politica sbagliata e di seguire la sua marcia verso i Romani conciliari, ma i Romani da parte loro non si sono lasciati ingannare. Si sono prestati al giuoco della sua politica, facendo apparenti concessioni alla Fraternità e alla Tradizione (ad es.: autorizzazioni a confessare, ordinare e sposare), e facendogli credere ripetutamente di essere sul punto di ricevere il riconoscimento canonico per la Fraternità, come per esempio quando Mons. Fellay dichiarò: “Manca solo il timbro finale all’accordo”. Ma a differenza di lui, i Romani hanno chiaro nelle loro menti che la Tradizione cattolica è inconciliabile con il loro Concilio, e così ogni volta che lo hanno portato sull’orlo dell’accordo, hanno insistito affinché la Fraternità si sottomettesse al loro Concilio.

Tuttavia, ad ogni “concessione” che Mons. Fellay ha accettato per la Fraternità, i Romani lo hanno attirato ulteriormente nella loro trappola, così che per lui è diventato sempre più difficile tornare indietro. Per mezzo delle diverse “concessioni” l’accordo con Roma è diventato sempre più una realtà concreta, con o senza il “timbro finale”. Tenendo quest’ultimo in sospeso, i Romani, per colpa di Mons. Fellay, lo hanno trattato come un pescatore che gioca col pesce – come potrebbe egli oggi smascherare le “concessioni” concesse, ed ammettere che la sua politica di 20 anni è stata un errore? E tuttavia la sua politica è stata sbagliata fin dall’inizio. Mancando della fede di Monsignore, ha frainteso il problema della Chiesa e il “problema” della Fraternità, e si è fidato nella politica umana per risolverli entrambi. Ma naturalmente i Romani, con i loro 2000 anni di esperienza, sono stati i politici più abili – “Eccellenza, basta con i giochetti. Per anni abbiamo fatto tutte le concessioni, mentre lei non ne ha fatta una” (grossa bugia, perché accettare le “concessioni” conciliari è di per sé una concessione a Roma). “Prima di luglio accetti il Concilio, o la scomunichiamo, e la sua politica di 20 anni si mostra al mondo in rovina. Scelga!”

Questa è senza dubbio una cruda versione di come gli astuti Romani possano fare pressioni sul Superiore Generale, ma è lui che non avrebbe mai dovuto mettersi a ginocchio davanti all’Autorità senza fede. Nel caso della Chiesa cattolica, l’Autorità senza fede è in realtà un’Autorità senza autorità.

Kyrie eleison.