Dottrina cattolica, dogma, Deposito della Fede

Politica Della Resistenza

Politica Della Resistenza posted in Commenti Eleison on Marzo 15, 2014

Nell’odierno stato disastroso della Chiesa e del mondo, sono in gioco, tra gli altri, due principii centrali: uno permanente e primario, l’altro temporaneo e secondario, ma centrali entrambi. La loro interazione dovrebbe essere decisiva per guidare le nostre azioni.

Il principio permanente è che “Senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Eb. XI, 6). È per questo che Dio fornisce a tutti gli uomini il libero arbitrio, che essi sono destinati ad usare perché quando muoiono possano andare a Dio e godere in eterno della visione beatifica di Dio. Queste condizioni obbligatorie della nostra esistenza terrena costituiscono un’offerta estremamente generosa da parte di Dio, visto che da parte nostra è richiesto relativamente poco (Is. LXIV, 4), ma il minimo che possiamo fare, un mero inizio, è riconoscere la Sua esistenza. Data la bontà della Sua creazione che ci circonda, è “inescusabile” non riconoscerla (Rm. I, 20), ed è così che senza la più elementare fede in Lui è impossibile piacerGli.

Il principio temporaneo è che: colpito il Pastore, le pecore saranno disperse (Zc. XIII, 7), testo citato da Nostro Signore nell’Orto di Getsemani (Mt. XXVI, 31). Dopo 4000 anni di ripetuta decadenza dell’uomo, Dio assunse una natura umana per fondare una Chiesa che consentisse agli uomini di salvare le loro anime negli ultimi 2000 anni di esistenza degli uomini sulla terra. Per i primi 1000 di questi anni, la decadenza fu seriamente interrotta, ma dopo un paio di secoli essa è di nuovo ripresa, al punto che col Vaticano II gli stessi capi della Chiesa di Dio, i Papi, dai quali essa era destinata a dipendere, sono stati gravemente infettati da questa decadenza. Allora è diventato molto più difficile per gli uomini vedere come Dio intenda salvare le loro anime.

In questo modo, da un lato, oggettivamente parlando, le permanenti verità della salvezza non sono state cambiate di uno iota per il cedimento dei Papi conciliari, e queste verità devono essere mantenute se si vuole che qualsiasi anima possa ancora essere salvata. Fu la gloria di Mons. Lefebvre il mantenere queste verità a fronte della caduta degli uomini di Chiesa e del mondo, mentre è la disgrazia dei suoi successori l’essersi compromessi con l’intento di riunirsi a questi uomini di Chiesa e al loro mondo.

Dall’altro lato, soggettivamente parlando, questa disgrazia è mitigata dalla temporanea eclissi di quelle grandi verità, dovuta al cedimento dei Papi. Neanche per i vescovi è facile rigare diritto quando il Vescovo di Roma sta andando storto. Ne deriva che coloro che per grazia di Dio –e per nient’altro – vedono diritto, devono avere compassione a 360 gradi verso le anime catturate dalla confusione, non interamente per colpa loro. Quindi, io credo, se Giacomo è convinto che per salvare la sua anima deve rimanere nella neo-Chiesa, io non devo martellarlo per farlo uscire. Se Chiara è convinta che non ci sono dei gravi problemi nella Fraternità San Pio X, non devo ficcarle in testa a forza che ce ne sono. E se Giovanni non vede come possa mantenere la sua Fede senza credere che la Sede di Roma sia vacante, non devo assillarlo più di tanto per fargli intendere che la sua posizione non è obbligatoria.

Eppure, in mezzo a questa dispersione delle pecore, ci deve essere qualcuno che mantiene e mette a loro disposizione la Verità oggettiva, se le povere pietre non lo devono fare (Lc. XIX, 40), perché è dalla ricerca almeno di questa Verità che dipende la salvezza delle nostre anime. E allora, che i cattolici la cerchino con tutto il dovuto rispetto per l’accecamento dei loro fratelli-pecora, almeno fin a quando il Pastore continuerà ad essere colpito.

Kyrie eleison.

Infallibilità Della Chiesa – I

Infallibilità Della Chiesa – I posted in Commenti Eleison on Febbraio 8, 2014

Probabilmente il problema principale dei sedevacantisti è l’infallibilità della Chiesa (i Papi conciliari sono terribilmente fallibili, quindi come possono essere Papi?). Tuttavia, l’infallibilità merita di essere esaminata come qualcosa di più dalla semplice panacea del sedevacantismo. Il moderno problema di preferire l’autorità alla verità è vasto.

Per “Infallibilità” si intende l’impossibilità di sbagliare o di cadere in errore. Il Concilio Vaticano I ha definito nel 1870 che il papa non può errare quando sono assicurate quattro condizioni: deve (1) parlare come Papa, (2) su una questione di Fede o di morale, (3) in maniera definitoria, e (4) con il chiaro intento di impegnare tutta la Chiesa. Ogni insegnamento siffatto appartiene a ciò che viene detto il suo Magistero “Straordinario”, perché per un verso il Papa raramente copre tutte e quattro le condizioni, e per l’altro insegna molte altre verità sulle quali non può sbagliare o cadere in errore perché esse sono sempre state insegnate dal Chiesa, e quindi appartengono a quello che il Vaticano I ha chiamato “Magistero Ordinario Universale” della Chiesa, anch’esso infallibile. La domanda è: come si relaziona il Magistero Straordinario del Papa col Magistero Ordinario della Chiesa?

Madre Chiesa insegna che il Deposito della Fede, o Rivelazione pubblica, è stato completato con la morte dell’ultimo Apostolo vivente, diciamo intorno al 105 d. C. Da allora, a tale Deposito o corpo di verità rivelate, non è stata aggiunta, né potrebbe essere aggiunta un’ulteriore verità. Quindi nessuna definizione “straordinaria” può aggiungere uno iota di verità a questo Deposito, essa, per il bene dei credenti, può solo aggiungere certezza a qualche verità già appartenente al Deposito, ma la cui appartenenza non era stata abbastanza chiara fino ad allora. Seguendo un quadruplice ordine ne deriva, per primo una REALTA’ oggettiva, indipendente da qualsiasi mente umana, come ad esempio il fatto storico della Madre di Dio concepita senza peccato originale. Per secondo, una VERITA’ in ogni mente che conforma se stessa a tale realtà. Solo per terzo ne deriva una DEFINIZIONE infallibile, quando un Papa impegna tutte e quattro le condizioni per definire tale verità. E per quarto da tale definizione scaturisce per i credenti la CERTEZZA di tale verità. Così, mentre la realtà genera la verità, una Definizione si limita a generare la certezza di tale verità.

Ma la realtà e la sua verità già appartenevano al Magistero Ordinario , perché non si dà che un Papa definisca infallibilmente una verità al di fuori del Deposito della Fede. Così, il Magistero Ordinario sta al Magistero Straordinario come un cane alla coda, e non come la coda a un cane ! Il problema è che la Definizione del 1870 ha dato un tale prestigio al Magistero Straordinario che il Magistero Ordinario in confronto ha incominciato a impallidire, al punto che i cattolici, anche teologi, si sono industriati per inventare per quest’ultimo un’infallibilità simile a quella del Magistero Straordinario. Ma questa è follia. Il Magistero Straordinario presuppone l’Ordinario, ed esiste solo per dare certezza (4) ad una verità (2) già insegnata dal Magistero Ordinario.

Il punto può essere illustrato dall’idea di una montagna innevata. In nessun modo la montagna dipende dalla neve, tranne che per essere resa ancora più visibile di quanto lo fosse già. Viceversa, che la neve stia lì dipende completamente dalla montagna che sta dov’è. Allo stesso modo, il Magistero Straordinario non fa altro che rendere più chiaro o certamente visibile il Magistero Ordinario. Più l’inverno si avvicina più scende la quota dell’innevamento. Dal momento che nei tempi moderni la carità si raffredda, possono rendersi necessarie più definizioni del Magistero Straordinario, ma questo non fa che esse perfezionino il Magistero della Chiesa. Al contrario, esse segnalano una debolezza dei credenti nel cogliere le verità della loro Fede. Più un uomo è sano, meno sono le pillole di cui ha bisogno.

La prossima settimana, ne vedremo l’applicazione sia al sedevacantismo sia all’attuale crisi della FSSPX.

Kyrie eleison.

Grec – IV

Grec – IV posted in Commenti Eleison on Aprile 27, 2013

Una signora che ha letto il primo “Commenti Eleison” sul GREC (CE 294 del 2 marzo), ha scritto per lamentarsi che io ho travisato il GREC, il gruppo parigino di cattolici fondato alla fine degli anni 1990 per riunire tradizionalisti e cattolici ufficiali, perché potessero pensare e discutere pacificamente tra loro per il bene di Madre Chiesa. Sono contento di correggere gli errori materiali da lei segnalati. Non ho alcun problema ad ammettere i miei difetti personali che lei ha evidenziati. Tuttavia, su un punto importante devo dissentire da lei.

Per quanto riguarda gli errori materiali, il Sig. Gilbert Pérol fu ambasciatore di Francia presso il governo italiano, e non in Vaticano. Non fu neanche un “collaboratore laico”, ma un amico personale di Padre Michel Lelong, un Padre Bianco. Il GREC non fu avviato “nei salotti di Parigi”, ma nell’appartamento della vedova dell’Ambasciatore, la Signora Huguette Pérol, la quale, mi è stato detto, si assume tutta la responsabilità per aver fondato il GREC, semplicemente per aiutare la Chiesa, con l’aiuto di persone “competenti e interessate a restare fedeli al Vangelo e alla Tradizione”.

Per quanto riguarda i miei difetti, lei ha scritto che io sarei “pieno di me” e “ignorante”, che mancherei di modestia e di diplomazia, che avrei dimostrato insufficiente rispetto per il morto e che avrei scritto con un tono sarcastico che non si addice né ad una persona istruita né ad un sacerdote. Oh, Signora, come sarei felice se fossero questi i peggiori difetti di cui dovrò rispondere al tribunale di Dio! Preghi per il mio giudizio particolare.

Tuttavia, per il sarcasmo confesso che quando ho preso in giro la nostalgia dei cattolici odierni per il cattolicesimo degli anni ‘50, non pensavo personalmente all’Ambasciatore Pérol, ma alla moltitudine dei cattolici di oggi che, non rendendosi conto perché per prima cosa Dio abbia permesso al Vaticano II di separare la Chiesa ufficiale dalla Tradizione cattolica, desidera tornare a quella fede sentimentale del decennio precedente, quella che ha portato direttamente al Vaticano II! Mia cara Signora, il punto cruciale non ha niente a che fare con persone soggettive, ha tutto a che vedere con l’oggettiva dottrina.

Ecco perché devo dissentire da Lei circa la competenza delle persone che hanno aiutato la Signora Pérol a fondare il GREC. Che un diplomatico di professione come l’Ambasciatore Pérol abbia pensato di poter ricorrere alla diplomazia per risolvere i grandi problemi dottrinali, è cosa sbagliata, ma comprensibile. Che un prete conciliare come Padre Lelong abbia potuto incoraggiare una simile impresa diplomatica, è cosa più grave, ma ancora comprensibile, visto come il Vaticano II ha minato l’intera dottrina, ufficializzando il soggettivismo nella Chiesa. Ciò che invece è molto meno facile da accettare è “la competenza e la preoccupazione per il Vangelo e la Tradizione” riferita a dei sacerdoti formatisi sotto Mons. Lefebvre proprio per comprendere e combattere il disastro dottrinale del Vaticano II. Questi sacerdoti non avrebbero neanche dovuto incoraggiare, figuriamoci prendere parte attiva, ad uno sforzo essenzialmente diplomatico volto a risolvere un disastro essenzialmente dottrinale, per quanto buone fossero state le intenzioni alla base di questo sforzo.

E tuttavia, anche nel loro caso in qualche misura si applica il proverbio francese: “Comprendere tutto significa perdonare tutto”. Monsignore era di una generazione più vecchia e più sana. Essi sono tutti figli del mondo scombussolato da due guerre mondiali. Merito a loro per essere ricorsi alla di lui persona per la loro formazione sacerdotale, poiché quand’era in vita egli ci ha risollevati tutti. Ma loro non hanno mai veramente assimilato la sua dottrina, e così, una volta morto, nel giro di pochi anni hanno cominciato a cedere. Ma mentre lui era nel giusto, loro, e il GREC – mi perdoni, cara Signora, – sbagliano. Voglia Iddio che possano rivenire al giusto.

Kyrie eleison.

Dichiarazione Dottrinale – I

Dichiarazione Dottrinale – I posted in Commenti Eleison on Aprile 13, 2013

La Dichiarazione Dottrinale del 15 aprile dello scorso anno, approntata dal Superiore Generale (SG) della Fraternità San Pio X come base per la reintegrazione della Fraternità nella Chiesa ufficiale, è stata conosciuta pubblicamente quasi un anno dopo. Essa fu predisposta dal SG per piacere sia ai Romani conciliari, sia ai tradizionalisti (egli stesso ha detto pubblicamente che “essa può essere letta con gli occhiali scuri o rosa”). Essa è piaciuta ai Romani, che hanno dichiarato che rappresenta un passo avanti nella loro direzione. Ma non è piaciuta ai tradizionalisti che hanno visto in essa (quanti la conoscevano già) un’ambiguità tale da rappresentare un tradimento rispetto alla battaglia per la Fede cattolica di Mons. Lefebvre, al punto da ritenere che la sua accettazione da parte dei Romani sarebbe bastata per distruggere la Fraternità.

In effetti, quando il SG si è recato a Roma l’11 giugno per incontrare i Romani e sentire la loro decisione, egli era certo che l’avrebbero accettata. Numerosi osservatori hanno fatto notare che l’accettazione non c’è stata solo perché era sopraggiunta la pubblicazione, il 7 aprile, della lettera dei tre vescovi al SG, la quale aveva fatto capire ai Romani che egli non sarebbe stato in grado di portare con sé l’intera Fraternità in seno alla loro Roma conciliare, com’egli ha potuto dare ad intendere e come loro volevano che facesse. Non volevano, e non vogliono, che un’altra scissione faccia ripartire di nuovo la Tradizione.

Sia come sia, qui c’è spazio solo per un argomento principale per provare que la Dichiarazione Dottrinale proposta avrebbe distrutto la FSSPX se fosse stata accettata. Mons. Lefebvre aveva dichiarato, e provato, che il Vaticano II costituisce uno strappo o una rottura con il precedente insegnamento della Chiesa. Fu su questa premessa che sorse, e sussiste, il movimento cattolico tradizionale. Così che Benedetto XVI, di fronte al perdurare della resistenza di questo movimento nei confronti del suo amato Vaticano II, proclamò, fin dall’inizio del suo pontificato, nel 2005, la sua “ermeneutica della continuità”, per la quale il Concilio che (oggettivamente) contraddiceva la Tradizione, doveva essere (soggettivamente) interpretato come se non la contraddicesse. Così che non ci sarebbe strappo o rottura tra esso e la Tradizione cattolica.

Vediamo adesso il settimo paragrafo (III, 5) della Dichiarazione Dottrinale. Esso dichiara che le affermazioni del Vaticano II difficilmente conciliabili con il precedente insegnamento della Chiesa, (1) “devono essere comprese alla luce della Tradizione intera e ininterrotta, in maniera coerente con le verità insegnate dal precedente Magistero della Chiesa, (2) senza accettare alcuna interpretazione di queste affermazioni che possa portare ad esporre la dottrina cattolica in opposizione o in rottura con la Tradizione e con questo Magistero.”

Qui, la prima parte (1) è perfettamente vera, per tanto che significhi che ogni novità conciliare “difficilmente conciliabile” sarà categoricamente rigettata se contraddice oggettivamente il precedente insegnamento della Chiesa. Ma essa (1) è subito contraddetta da (2), quando dice (2) che nessuna novità conciliare può essere “interpretata” in rottura con la Tradizione. È come dire che tutte le squadre di calcio devono indossare la maglia blu, ma le maglie di ogni altro colore devono essere interpretate come fossero tutte blu! Che sciocchezza! Ma si tratta della pura “ermeneutica della continuità”.

Ora, i combattenti che tengono l’ultima fortezza della Fede che sia organizzata in tutto il mondo, comprendono quello sta pensando il loro Comandante? Si rendono conto che la sua solenne dichiarazione della dottrina della FSSPX dimostra che egli pensa come un capo nemico? Sono felici di essere condotti a pensare come i nemici della Fede? Tutte le idee devono essere cattoliche, quindi le idee non cattoliche devono essere “interpretate” come fossero cattoliche. Sveglia, camerati! Il pensiero dei nemici è nel Quartier Generale.

Kyrie eleison.

Grec – III

Grec – III posted in Commenti Eleison on Aprile 6, 2013

Volendo mettersi al posto di Dio, l’uomo moderno cerca di sostituire all’ordine del mondo voluto da Dio, il suo. Ma l’ordine di Dio è reale, al di fuori e indipendente dalla mente dell’uomo. Così l’uomo moderno sgancia la sua mente da questa realtà e seleziona da essa solo quei pezzi che desidera comporre nella sua fantasia. Ora, l’ordine più alto della creazione di Dio è il più perfettamente espresso nella dottrina della Sua chiesa. Pertanto, sottostando gli uomini di Chiesa o i laici odierni all’influenza di ogni cosa “normale” del mondo che li circonda, ecco che soffrono di un profondo rifiuto o ignoranza della natura e della necessità della dottrina.

È questo il problema essenziale del GREC, come esposto nei due precedenti numeri di “Commenti Eleison” (294 e 295). Il Groupe de Réflexion Entre Catholiques fu fondato nel 1997 nei salotti di Parigi per promuovere incontri e scambi amichevoli tra cattolici della Tradizione e cattolici della Chiesa ufficiale, allo scopo di creare un clima di mutua fiducia e rispetto che avrebbe facilitato una riconciliazione tra loro, e la fine del loro inutile allontanamento. Un tale proposito tralasciava gravemente l’importanza della dottrina, non necessariamente per deliberata malizia, della quale solo Dio è giudice, ma perché la dottrina non si può tralasciare più che la realtà stessa, checché ne vogliano pensare gli uomini.

Nel libro di Padre Lelong sul GREC, Per la necessaria riconciliazione, egli racconta come due sacerdoti della Fraternità San Pio X e il suo Superiore Generale “diedero un contributo decisivo all’avvio e al mantenimento del GREC”. Ancor prima che fosse avviato, Don du Chalard ricevette amichevolmente Padre Lelong nel suo priorato della FSSPX, e “negli anni seguenti non cessò mai di sostenere il GREC in modo discreto e attento”. All’avvio del GREC, Don Lorans, allora Rettore dell’Istituto della FSSPX a Parigi, ed esercitante da Parigi un’influenza decisiva sulle pubblicazioni della Fraternità, da allora fino ad oggi, accolse con favore l’idea del “dialogo tra cattolici”, e molto presto ottenne dal Superiore Generale della FSSPX in Svizzera l’approvazione per la sua partecipazione al GREC. Da allora in poi, Don Lorans svolse un ruolo di primo piano in tutte le attività del gruppo.

Tali attività, iniziarono su piccola scala e in privato. Nel maggio del 2000 si tenne il primo incontro pubblico del GREC con 150 persone presenti, al quale contribuì Don Lorans. Gli incontri divennero sempre più frequenti, con la partecipazione di sacerdoti della FSSPX. Le autorità della Chiesa al massimo livello furono regolarmente informate e consultate. Da parte sua, Don Lorans rese possibile “un rapporto di profonda fiducia” e scambi amichevoli con il Superiore Generale della Fraternità. Dal 2004 gli incontri del GREC si aprirono ancora di più al pubblico e nel settembre dello stesso anno venne istituito “un gruppo di lavoro teologico” a cui partecipò Don Lorans con un altro sacerdote della FSSPX e un teologo di Roma, che più tardi prenderanno parte ai colloqui dottrinali fra Roma e la FSSPX, svoltisi dal 2009 al 2011. A ragione, il GREC avrà potuto vedere in questi colloqui la realizzazione delle sue più vive speranze – finalmente i teologi si incontravano in un clima che il GREC aveva fatto tanto per creare, “per la necessaria riconciliazione”.

Grazie a Dio, i colloqui hanno restituito alla dottrina il suo primato proprio. Essi hanno dimostrato che fra la dottrina cattolica e quella conciliare vi è un abisso incolmabile. Ma il modo di pensare del GREC ha subito un arresto dentro la FSSPX? Lungi da ciò! Improvvisamente, la direzione della FSSPX è passata da “Nessun accordo pratico senza accordo dottrinale” a “Nessun accordo dottrinale, quindi accordo pratico”! Ahimè, la sollevazione della protesta all’interno della FSSPX nella primavera dell’anno scorso, è stata soffocata e confusa al Capitolo Generale di luglio, e la continua ricerca di un accordo pratico da parte della direzione della FSSPX è stata appena soffocata. “Il nostro aiuto è nel nome del Signore”, in particolare nella consacrazione della Russia. Da nessun’altra parte.

Kyrie eleison.

Dignità Indegna

Dignità Indegna posted in Commenti Eleison on Marzo 16, 2013

Una lettrice ha argomentato in favore della libertà religiosa del Vaticano II. Anche se l’oggetto è stato spesso affrontato nei “Commenti Eleison”, i suoi argomenti meritano di essere considerati, perché oggi è di vitale importanza per i cattolici cogliere a fondo la falsità di questo insegnamento. Quello che il Concilio ha insegnato nel paragrafo 2 della Dichiarazione sulla Libertà Religiosa (DignitatisHumanae), è che tutti gli uomini, quando agiscono in privato o in pubblico in conformità con le loro convinzioni, devono essere liberi da ogni coercizione da parte di altri uomini o di gruppi. Inoltre, ogni Stato umano deve inserire questo diritto naturale nel diritto costituzionale o civile.

Al contrario, lungo tutta la sua esistenza, fino al Vaticano II, la Chiesa cattolica ha costantemente insegnato che ogni Stato, come incarnazione dell’autorità civile di Dio sulle umane creature di Dio, è obbligato, come tale, ad usare questa autorità per proteggere e favorire l’unica vera Chiesa di Dio: la Chiesa cattolica del Dio Incarnato, Nostro Signore Gesù Cristo. Ovviamente, gli Stati non cattolici saranno condannati, non tanto per non aver dato protezione civile a questa fede, quanto per la loro mancanza di fede. Inoltre, gli Stati cattolici possono astenersi dal proibire la pratica pubblica delle false religioni laddove tale proibizione procurasse più male che bene per la salvezza delle anime dei cittadini, ma il principio rimane intatto: gli Stati di Dio devono proteggere la vera religione di Dio.

In effetti, l’insegnamento conciliare implica o che gli Stati non sono da Dio, o che non esiste l’unica vera religione di Dio. In entrambi i casi esso libera implicitamente lo Stato da Dio, mettendo così la libertà dell’uomo al di sopra dei diritti di Dio o, semplicemente, l’uomo al di sopra di Dio. È per questo che Mons. Lefebvre diceva che l’insegnamento conciliare è blasfemia. Ed è inutile dire che gli altri paragrafi della DH contengono della buona dottrina cattolica. Un solo squarcio procurato da un iceberg fu sufficiente ad affondare il Titanic. Il paragrafo 2 della DH da solo è sufficiente ad affondare la dottrina cattolica. Ma vediamo gli argomenti in difesa degli insegnamenti del Concilio.

1. DH fa parte del Magistero Ordinario della Chiesa, che dev’essere preso seriamente.

DH viene dai Magistri della Chiesa, o maestri, certo, ma non dal Magistero Ordinario infallibile,

perché DH contraddice l’insegnamento tradizionale della Chiesa, come mostrato sopra.

2. DH chiarisce semplicemente uno dei diritti umani che sono garantiti dalla legge naturale.

La legge naturale colloca i diritti dell’uomo sotto e non sopra i diritti di Dio.

3. DH non nega il modello cattolico delle relazioni Chiesa-Stato. Invece fa proprio questo! Il

paragrafo 2 libera lo Stato dal suo obbligo intrinseco verso la sola vera Chiesa.

4. DH è scritto nel contesto del mondo moderno, dove tutti credono nei diritti umani.

Da quando la Chiesa dev’essere adattata al mondo e non il mondo alla Chiesa?

5. DH non insegna che l’uomo ha diritto all’errore. Se lo Stato di Dio deve garantire un diritto civile a praticare, in pubblico, le false religioni, allora si rende Dio garante del diritto all’errore.

6. DH è un appello ai governanti moderni a garantire mezza pagnotta, che è meglio di nessuna

pagnotta. La vera dottrina cattolica è così logica e coerente che accantonarne una parte

significa accantonarla tutta. Forse che la pecora si salva offrendosi al lupo?

7. I cattolici non devono isolarsi dal mondo moderno in un ghetto dottrinale.

Al fine di non tralasciare i diritti di Dio o di non compromettere il Suo onore, i cattolici

devono fare tutto quello che va fatto, e devono andare dove loro tocca. E se questo significa il

martirio, così sia!

Kyrie eleison.